Non c’è luogo di Tuscia che non custodisca meraviglie e sorprese, che non sia fiabesco o suggestivo, che non abbia intrecci tra sacro e profano. E se per caso ci sembra che nasconda segreti e misteri è perché noi non riusciamo a capirne fino in fondo il significato antico.
Così capita che nel bel mezzo di un bosco, vicino al fiume
Fiora, sia nascosto un romitorio medioevale
che faceva capo alla regola monastica di Galgano, un santo irlandese, e a
quella di Benedetto da Norcia in un intreccio silenzioso fatto di preghiere e contemplazione, ascetismo e misticismo, con l’osservanza di regole di vita monacale semplici
e contemporaneamente dure, scandite da gesti e azioni di massima devozione e elevazione
della propria anima a dio.











