Gruppo Archeologico Velzna - Bolsena
giovedì 26 gennaio 2017
Bolsena e la Val di Lago tra IV e III secolo a.C.
Gruppo Archeologico Velzna - Bolsena
lunedì 23 gennaio 2017
Il viaggio del Labrum di Bolsena
Tra i tanti monumenti di
epoca Imperiale presenti nella nostra città, forse il labrum in granito del
Foro è quello più conosciuto. Di questa vasca, destinata ad un uso cultuale,
abbiamo le prime notizie letterarie grazie all'opera "Storia di
Volseno" dell'Adami (1734).Attribuita in origine al Tempio di Apollo (mai individuato con esattezza), all'epoca dello scrittore faceva bella mostra di sé di fronte alla collegiata di S. Cristina.
Successivamente il labrum venne spostato sulla via Cassia, di fronte al palazzo comunale e li rimase fino a pochi anni fa, quando venne rimosso per essere traslocato definitivamente nei giardini del lungolago di fronte al porto.
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| Labrum-Sistemazione sul lungolago |

E' un monumento in "granito del Foro" di cui si ha la certezza della provenienza: Mons Claudianus, una cava usata dai Romani dal I° al III° sec. d.C., situata in Egitto, a poca distanza dal Mar Rosso.
Notevole è stato il tragitto che questo monumento ha percorso per arrivare da noi: l'opera, una volta terminata, attraversò su carro il deserto per oltre 100km fino ad arrivare al Nilo, da qui navigando sul fiume per oltre 1000km venne trasportata fino al Mediterraneo per poi nuovamente navigare per oltre 2.000km fino alle coste laziali e da qui, nuovamente su carro, fino a Volsinii.
Ha attraversato millenni di storia e migliaia di chilometri per finire prima in stato di semi-abbandono e coperto da cespugli di rose poi, quasi allontanato dagli occhi che per
secoli l'avevano ammirato, spesso fantasticandone l'uso e la provenienza.Oggi si trova ancora sul lungolago, sempre circondato da cespugli di rose, ma per fortuna leggermente più visibile di qualche anno fa.
Per maggiori info: "Labra di età romana in marmi bianchi e colorati" - Annarena Ambrogi, 2005 - ed. L'Erma di Bretschneider
Labrum di Bolsena
sabato 26 novembre 2016
Il ritorno di Selvans
Grazie!
Figura giovanile a piedi nudi, stante sulla gamba destra, mentre
la sinistra è piegata lievemente al ginocchio e il piede portato indietro (fig.
16). Il mantello, che scende dalla spalla sinistra, copre la parte inferiore
del corpo fino alle ginocchia e si avvolge attorno al polso sinistro. La mano è
perduta. Anche il braccio destro è lacunoso da poco sopra il gomito; esso
doveva essere lievemente discosto dal corpo e piegato, forse a reggere un
attributo. Il volto, inquadrato da una importante capigliatura a larghe ciocche
virgolate sulle tempie e raccolta sulla fronte in un corposo ciuffo grosso modo
triangolare, ha struttura quadrangolare; i dettagli, mento, zigomi e arcate
orbitali, sono fortemente accentuati. La bocca è piccola e ben disegnata; gli
occhi piccoli e globosi.Sulla parte anteriore della statuetta è incisa, dall’alto in basso, partendo dalla regione claveare destra fino alla base del mantello, una iscrizione di dedica: selvanzl enizpetla “di Selvans Enizpeta” (fig. 17).
Lo schema iconografico (ponderazione, atteggiamento, movimento della testa verso la sua sinistra) riprende quello di un più accurato bronzo fiorentino datato nella seconda metà del III sec. a.C. (BENTZ 1992, p. 139, tav. XLVI, fig. 263); diversa la trattazione dei capelli e più raccolto il mantello, che nell’esemplare fiorentino scende ben oltre la linea delle ginocchia. Il volto può ricordare invece quello delle figure giovanili raccolte nei gruppi 28-30 di BENTZ (cfr. ad es. BENTZ 1992, tavv. XXXVIII-XXXIX), e richiama, in particolare, per l’accentuazione dei tratti pur entro un contorno più allungato, quello della cosiddetta “ombra della sera” di Volterra, datata alla prima metà del III sec.a.C. (CRISTOFANI 1985, p. 275, n.75, fig. a p. 180). La capigliatura a grandi ciocche che scendono da una tenia sottile che stringe alla base una calotta cranica liscia trova i migliori confronti, più che con le teste radiate delle serie del II sec. a.C., come vuole Bentz (BENTZ 1992, p. 200), in una finissima statuetta, di provenienza sconosciuta, oggi a New York (BENTZ 1992, 30.3.4, tav. XL, figg. 227-228), databile intorno alla metà del III sec. a.C. Un confronto può proporsi, per la ponderazione, la trattazione dell’anatomia nonché per la forma del volto e la capigliatura, anche con la probabile figura divina (Selvans?) del bronzetto fiorentino BENTZ 1992, p. 202, Tav. XLIX, fig. 277, forse già del II sec. a.C. Una certa pesantezza della trattazione anatomica può suggerire una datazione del bronzetto volsiniese nella avanzata seconda metà del III sec. a.C.
La statuetta è stata giudicata raffigurazione del dio Selvans da Martin Bentz (BENTZ 1992, p. 200), sulla base del confronto con un bronzetto da Carpegna (CRISTOFANI 1985, p. 273, n. 65, fig. p. 172); l’ipotesi, pur non fondata su elementi particolarmente solidi, appare suggestiva.
L’iscrizione dichiara che il bronzo è proprietà del dio Selvans Enizpeta. L’epiteto Enizpeta (letteralmente “quello Enizpe/Enispe”) rimane tuttora inspiegato. La paleografia dell’iscrizione, caratterizzata dalla forma di tau e di zeta con traverse non secanti a destra dell’asta, dichiara che l’iscrizione è stata redatta in una zona dell’Etruria centro meridionale (Tarquinia, Vulci, Volsinii), mentre l’uso di zeta per indicare la sibilante continua /s/ chiarisce che l’epigrafe è stata realizzata a Bolsena, confermando con ciò la provenienza dichiarata dal donatore dell’oggetto.
La attribuzione ad ambiente volsiniese del bronzista e dello scriba non può non chiamare in causa, come possibile luogo dove la statuetta è stata dedicata, l’importante santuario nel quale il dio Selvans doveva avere un culto, cioè quello del Pozzarello, la cui esistenza fin dai primi tempi della fondazione della città è accertata (ACCONCIA 2000). Il cippo con l’iscrizione di Selvans Sanchuneta, rinvenuto nei pressi del recinto sacro, costituisce un buon indizio per sostenere l’ipotesi che il dio fosse onorato, con un diverso epiteto, anche all’interno del santuario, la cui titolarità rimane comunque riservata a una divinità femminile.
COLONNA 1971; BENTZ 1992, p. 200; CIE 10870, tav. XLIV.
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domenica 20 novembre 2016
Addolorati e listati a lutto
Mercoledì 17 novembre, in tarda serata, siamo tutti stati raggiunti da una notizia che ci ha scosso profondamente e tanto addolorato.
Il Dott. Enrico Pellegrini, archeologo etruscologo funzionario della Soprintendenza anche per Bolsena, si è improvvisamente spento all'ospedale di Pitigliano all'età di 61 anni.
Per noi del Gruppo Archeologico Velzna, si è spenta una luce che ha illuminato il percorso che avevamo inziato: per due intensissimi anni, è stato il nostro mentore, l'insegnante senza salire in cattedra, la persona che ci ha spronato a studiare con una semplice frase che diceva tutto e che conteneva anche il modo di fare di un uomo molto colto e schivo, di un archeologo che non si è mai risparmiato, un professionista che voleva vedere Bolsena essere partecipe e che, incontrandoci, ha potuto realizzare questo suo desiderio, almeno in parte, almeno fino a qualche giorno fa.
Per noi, il Dott. Enrico Pellegrini, è e resterà sempre "l'uomo con la pala e il piccone", archeologo e nostro mentore.
Addolorati, ringraziamo quell'uomo che speriamo ci possa sempre seguire da qualsiasi punto dell'universo sia.
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domenica 5 giugno 2016
1a Campagna di scavo "Porta Capite" Bolsena
SOPRINTENDENZA BENI ARCHEOLOGICI DEL LAZIO E


L'intervento dei mezzi meccanici è stato necessario per la ricerca delle strutture murarie e dei piani scavo

I primi risultati
Importanti anche i materiali
recuperati fino a ora all’interno e all’esterno della struttura. In uno strato
di riempimento a rinforzo della torre sono stati rinvenuti numerosi frammenti
di vasi a vernice nera del III sec. a.C., alcuni dei quali con bolli, e scarti
di lavorazione di un’officina che lavorava l’osso, situata poco lontano. Da uno
strato non in posto proviene, invece, la figurina miniaturistica di un quadrupede,
realizzata in argilla depurata, probabilmente un cavallo che doveva avere anche
il cavaliere realizzato a parte e numerosi frammenti ceramici di tipologia non
attestata finora a Bolsena. Lo scavo è al momento sospeso, ma
se ne prevede la ripresa dopo l’estate.
In questo periodo si provvederà a catalogare i materiali rinvenuti, al fine di
determinare una cronologia puntuale delle strutture.” (Dott. E. Pellegrini)
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venerdì 15 aprile 2016
"Ninfeo di Gradoli". Campo archeologico agosto 2016
1-7 agosto
Alloggio e servizio mensa (pranzo) fornito dal Comune
8-14 agosto
Alloggio e servizio mensa (pranzo) fornito dal Comune
Alloggio e servizio mensa (pranzo) fornito dal Comune
22-28 agosto
Alloggio e servizio mensa (pranzo) fornito dal Comune
Eventuali costi per estensione del servizio mensa saranno resi noti a breve.
Documentazione richiesta
- documenti di riconoscimento
- iscrizione G.A.Velzna Bolsena o tessera di iscrizione ai G.A. d’Italia
- certificato
medico di sana e robusta costituzione fisica ed attestato di vaccinazione
antitetanica
- guanti da lavoro e scarponcini da cantiere (entrambi antinfortunistica e a norma EN 345)
- cappello
- pantaloni lunghi
- zaino
- borraccia
- asciugamani
- necessaire da bagno
- sacco
a pelo
Per ogni ulteriore informazione, contattare ga.velzna@libero.it
sabato 14 novembre 2015
"Buoni raccolti, buoni frutti, buona sorte." La mostra
"Buoni raccolti, buoni frutti, buona sorte. Culti agricoli e salutari a Bolsena in epoca Eteusca e Romana": questo è il titolo della mostra che abbiamo recententemente realizzato a Palazzo Monaldeschi della Cervara e che da poco ha chiuso i battenti.
Il progetto, nato per Experience Etruria-EXPO 2015, ha visto la collaborazione tra diversi soggetti: il Comune di Bolsena, la Soprintentenza per l'Etruria Meriodionale, il Museo Territoriale del Lago di Bolsena, il Museo Etrusco di Rocca Albornoz di Viterbo, il Museo Nazionale Etrusco di Firenze, il Museo Etrusco di Villa Giulia di Roma.
Quando ci è stato chiesto di partecipare all'organizzazione e alla realizzazione di questo progetto abbiamo subito accettato la proposta anche se consci delle difficoltà cui si andava incontro per mettere in piedi una mostra che avrebbe coinvolto ben quattro musei.
I nostri compiti sono stati molteplici e, a volte "giocati d'anticipo": realizzazione delle foto dei reperti in mostra per il relativo catalogo (questo stampato in autofinanziamento) e contatti con gli autori; locandine e inviti; contatti con la compagnia assicurativa; affidamento restauro lastra fittile; allestimento vetrine; ampliamento apertura al pubblico tramite i soci volontari, realizzata ad integrazione con le aperuture del SiMuLaBo a Palazzo Monaldeschi; organizzazione inaugurazione con affidamento catering.
E pazienza, e fatica, e testardaggine.
Naturalmente va specificato che non avremmo potuto fare tutto da soli. Abbiamo avuto la fortuna di essere affiancati da tutor di grande esperienza che ci hanno guidati per tutto il periodo dell'organizzazione e che non finiremo mai di ringraziare: il Dott. Enrico Pellegrini, archeologo etruscologo e funzionario di zona della Soprintenza, il Dott. Pietro Tamburini, archeologo etruscologo e Direttore scientifico del Museo Territoriale del lago di Bolsena, e il Sindaco del Comnue di Bolsena, Dott. Paolo Equitani.
Al al pari di noi, hanno tutti voluto fortemente che questo progetto andasse in porto nonostante tutte le difficoltà e gli intoppi che si sono presentati. Tutti siamo testardamente arrivati alla meta: la mostra "Buoni raccolti, buoni frutti, buona sorte. Culti agricoli e salutari a Bolsena in epoca Eteusca e Romana"è rimasta aperta per tre mesi e ci ha lascisto un ricordo indelibile e un bagaglio di esperienza di cui faremo tesoro.




































































































